MILANO – In molti lo hanno chiamato il “Bill Gates italiano”. Ma lui rabbrividisce a sentire il nomignolo: «Io uso solo Linux e il paragone con il guru di Microsoft non è che mi piaccia molto. Piuttosto si potrebbe dire che sono lo Zennström o il Friis italiani». Già perché il 24enne di Como Davide Marrone si riconosce più nei due scandinavi creatori di Skype - il software per telefonare a basso costo tramite la Rete -, perché la sua di creazione, Skebby, sfrutta lo stesso principio per inviare sms dal proprio telefonino risparmiando per ognuno tanti bei centesimi di euro. E considerando che in Italia ogni giorno si inviano circa 60 milioni di messaggini al prezzo medio di 15 centesimi l’uno, facendo due rapidi conti della serva (fanno circa 9 milioni di euro), si capisce come il software inventato da Davide non sia una burletta da universitario, ma un vero e proprio modello di business.«Gli operatori italiani di telefonia hanno sempre tenuto il prezzo degli sms assurdamente alto», ci racconta Davide con il piglio dell’imprenditore, malgrado stia ancora finendo l’università, Scienze informatiche ovviamente, alla Statale di Milano. «Un vero e proprio cartello che non ha mai fatto scendere il costo per l’invio di un messaggio di testo sotto i 12/15 centesimi. E pensare che a loro costa un millesimo di centesimo, e solo se l’sms è indirizzato su un numero di un altro operatore». Un rincaro spropositato che circa due anni fa ha portato Davide e un suo amico a lavorare – «ma proprio per divertirci» – su un programma che permettesse di inviare sms utilizzando Internet, e dunque il cosiddetto e poco costoso “traffico dati”, invece dei preziosissimi ripetitori delle telefonia mobile. E così a febbraio scorso è comparso online il sito Skebby.it, grafica divertente e nome che rimane impresso («L’ho scelto per questo, non vuol dire proprio niente, in realtà»): scaricando e installando gratuitamente sul proprio telefonino il software Java creato da Davide, diventa possibile utilizzare direttamente dal proprio cellulare i 5/10 sms gratuiti offerti sui tradizionali siti web degli operatori (da Tim a Vodafone ad Alice). Al costo di 1 centesimo l’uno o anche meno: «E cioè quanto costa inviare tutti i dati dell’sms dal vostro telefono ai miei server, che poi passano il messaggio automaticamente sui siti degli operatori e da qui lo inviano». Un’idea semplice, che si è subito diffusa in rete: migliaia di universitari e non solo hanno iniziato subito a “skebbare” i propri sms. E a questo punto l’idea da semplice diventa anche geniale. Ride Davide Morrone: «Ho deciso di provare a competere in prima persona con i colossi della telefonia. Così, sostenuto dal Politecnico e dalla Camera di Commercio di Como, ho fondato la mia Srl, Mobile solution. Mia e di mio papà, che è il mio socio, dato che ci ha messo i 10 mila euro iniziali». E il gioco, come si dice, a questo punto si fa duro. Accanto al vecchio Skebby ora compare SkebbyPro, una versione del software che permette l’invio di sms a basso costo e illimitati, senza dunque basarsi sui servizi messi a disposizione dagli operatori. Il sito diventa un vero e proprio negozio elettronico, dove poter acquistare con carta di credito il proprio pacchetto di sms. Da un lato la versione Easy, che si basa su operatori internazionali e permette l’invio di messaggini dal proprio cellulare senza però poter inviare il proprio numero di telefono (dal sito è quindi possibile creare una proprio firma grafica per farsi riconoscere). Il costo di un singolo sms in questa modalità può andare dai 5,8 centesimi (se si compra il pacchetto da 500 sms) agli 8 (pacchetto da 50). Dall’altro la versione Premium, attraverso la quale si possono mandare gli short message esattamente come se fossero inviati normalmente tramite il proprio operatore. Ma con un costo inferiore: da 8,9 centesimi (per 350 sms) a 11,4 (per 35). «Finita l’università mi dedicherò completamente a Skebby: se riesco a fare una buona pubblicità e il sito decolla, divento ricco», ride Davide. «Altrimenti, beh, mi inventerò qualcos’altro».
Thursday, August 23, 2007
Saturday, August 04, 2007
Giustizia per Federico Aldrovandi
Dal WebPiù di 580 (cinquecentottanta) giorni di sofferenza, di ricordi e di lotte. Questo è quanto sta costando la giustizia ai genitori di Federico Aldrovandi, 18 anni da nemmeno un mese quando è stato ucciso.
Ucciso perché ormai sembra sempre più difficile dire che è morto, purtroppo. Dico purtroppo perché Federico andrà a rappresentare un altro di quei tristi momenti della storia d’Italia in cui la Polizia ha dimenticato la sua funzione, il suo nobile scopo, e si è divertita a sentirsi onnipotente alle spese di chi l’onnipotenza non sa nemmeno cosa sia.
Tornava a casa da solo Federico quella notte del 25 settembre 2005, quando il sole sorgeva già, per diventare testimone dell’ennesima efferatezza di cui avremmo fatto a meno. Aveva un po’ di LSD in corpo, un po’ di smart drug che manco è proibita, niente di particolarmente allarmante e niente che lo avrebbe trasformato in una furia suicida. Ma è questo quello che finora ha voluto far credere la questura di Ferrara, teatro dell’evento, che quando la Volante è arrivata Federico era così furibondo da prendere a testate le pareti delle case. Ma di sangue sui muri non ce n’è, cosìccome non c’è traccia di cemento sul suo cranio martoriato, che invece presenta evidenti segni di colpi -pugni? Manganelli? Uno dei manganelli usati per immobilizzarlo dalla Polizia si è pure rotto. Pare lo tenessero al contrario, per picchiare col manico che fa più male. Così si blocca un ragazzo in stato di agitazione e con evidenti difficoltà respiratorie. Picchiandolo, ammanettandolo, tirandogli i capelli e inginocchiandosi sulla sua schiena. Ma Federico è morto. E’ stato ucciso, forse.
Il cuore si è fermato. Un attacco dovuto alle sostanze assunte, dice la questura. Uso eccessivo della forza, dice il Tribunale di Ferrara. Ci ricorda la storia di Carlo, tanto che sua madre Heidi ha sentito il bisogno di scrivere una lettera a Patrizia, la madre di ‘Aldro’. Che ha aperto un blog, perché non vuole solo tacere e non vuole solo aspettare. Il 20 giugno il Tribunale comincerà a discutere dei reati a capo dei poliziotti intervenuti quella sera. Si parla di omissione di soccorso -non l’hanno soccorso subito, e non hanno avvertito il personale medico- e poi cosa? Non so come il reato si chiami. So solo che consiste nel picchiare qualcuno in disavanzo numerico, in stato fisico e mentale debilitato, senza smettere nemmeno quando dice “basta”. Il cuore di Federico ha ceduto, per lo sforzo nel resistere alle percosse. I polmoni di Federico hanno mollato, perché con un uomo inginocchiato sopra è difficile respirare. Cos’altro è morto quel giorno?
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