Friday, December 09, 2011
9/12
Sunday, October 16, 2011
GameOver

E così s'è scelto di non parlare di chi, civilmente, cercava di esprimere tutto il proprio dissenso nei confronti di uno stato che fa ridere, per non dire peggio.In alto: Roma 15/10/2011 SCONTRI VIOLENTI LACRIMOGENI e IDRANTI Piazza San Giovanni
foto Salmoirago - fotografo: salmoirago SPECIALI_CORRIERE
Wednesday, August 31, 2011
Barcellona, un anno dopo.
Que resaca hoy! Mi sveglio da solo, la Fede è andata a fare il tour fotografico. Mi sembra di avere un chiodo che entra nella tempia sinistra ed esce in mezzo al cranio. Guardo il cellulare, tre chiamate perse del Checco. Lo richiamo "andiamo al mare, passo lì giù da te tra un quarto d'ora" mi vesto, faccio la borsa e lo aspetto. Quando gli apro la porta, dopo aver realizzato, ci mettiamo a ridere: abbiamo gli stessi occhiali, la stessa maglietta del Fridaynight arancione e la stessa faccia da resaca. Mi tira uno schiaffo "vatti a cambiare che sembriamo due froci!". Mentre aspettiamo il bus per Barceloneta mi accorgo di avere una bolla su un braccio, rendo lo schiaffo a Checco "che merda, mi hai spento una paglia su un braccio stanotte!" "ma se ho smesso di fumare". Ci cagiamo in spiaggia e facciamo un bagnetto per riprenderci. Dopo un paio d'ore di spiaggia ci spostiamo su per la rambla del poble nou, la vera rambla di Barcellona, quella preferita dai catalani. Mangiamo un panino e beviamo tre birre in un bar prima di tornare a casa a piedi. Al piso del Checco conosco Bruno. Bruno è un ragazzo brasiliano, sulla trentina ex modello di Abercrombie, si sente tantissimo che è brasiliano, è molto amichevole e mi è subito simpatico. Inizia a llover... me ne vado a casa sotto la pioggia per la siesta. Apro la porta e mi trovo davanti una gran brutta figa tardona, faccio spallucce e vado a farmi una doccia. Aspetto che torni la Fede e che si sistemi, poi esco. Esco da solo. Ceno in un bar, prendo un bocadillo becon y queso, delle bravas e un paio di birre. In tivù fanno vedere il Barça: c'è la supercoppa europea contro il Porto. Parlo di calcio col barista grassone - assomiglia un po' a Rafa Benitez - e ci litigo, non sopporto la loro arroganza calcistica.
Mi sveglio tardi, vado dritto dal Checco. Mi apre l'amica tedesca dell'Hanna, della quale ignoro tuttora il nome. Checco dorme, decido di non svegliarlo e me ne esco per i fatti miei. Mangio al mac, prendo la viola e scendo a Passeig de Gracia. E me la faccio tutta da Plaça Catalunya fino alla Diagonal. Mentre torno indietro compro una calamita da frigo per il Sorez e la Gazzetta dello Sport: due cose da italiano medio. Vado in centro dalla cattedrale di Sant'Eutalia, faccio una tappa al negozio della Vans lì vicino. Giro un'oretta per il centro finché non sbuco in Plaça Reial. Torno dalla metro per la rambla, ci sono degli americani che si fanno inculare 50 euro alla volta al gioco delle tre carte (che popolo di imbecilli). In metropolitana penso a quanto si sta bene a farsi i cazzi propri senza dover render conto a nessuno, non dover salutare nessuno, non conoscere nessuno, uscire spettinato e con le braghe e la maglietta e gli occhi stropicciati senza essere giudicato da nessuno. Torno alla Sagrada e ci giro intorno: non l'avevo ancora fatto. Imponente è imponente, ma ha un'architettura che io, da profano, non capisco; forse perchè non me ne sono mai davvero interessato. Faccio un giro anche per il barrio, voglio una birra dal grassone di ieri sera ma è chiuso, pazienza. Mi infilo in un altro bar e prendo una caña pequeña: mi beccano subito che sono italiano. Prima di cena incontro il Checco per strada, ci facciamo tre birre in due e ce la raccontiamo un po'. Ceno al Burger King per fare pari col pranzo al Mac, giro per il barrio e mi guardo Granada - Betis nel bar vicino a quello del grassone di ieri, e secco un paio di Estrella. Torno in Calle Valencia e becco il Checco con Bruno e altri ragazzi, vanno da Miguel, un loro amico cileno, ci parlo un po' è superamichevole anche lui ed è contento che sia interista perchè era la squadra di Ivan Zamorano. Giro un po' con loro poi mi rompo, non sono soddisfatto, così vado a raggiungere la Fede e il Checcodiverona. Abbiamo appuntamento al Razzmatazz. Prendo la metro, devo prendere la rossa fino a Marina. Saranno le due e mezza passate. Arrivo facilmente al Razzmatazz, c'è pieno di stranieri: pochi italiani per fortuna. Prendo da bere e giro intorno finché non trovo gli altri. Prendo un altro cocarum e mi metto a guardare una zozza sul cubo che fa vedere le tette. Verso le cinque usciamo, non ho più un euro, prendiamo un taxi (che pagherà la fede) e torniamo a casa.Monday, July 18, 2011
mi.spogli.il.panico
Friday, July 01, 2011
6 luglio 2011
Wednesday, June 22, 2011
Los Indignados
Chi sono?
È la "generación perdida" dei giovani spagnoli che non vedono prospettive per il loro futuro. Sono soprattutto studenti che non individuano sbocchi professionali, disoccupati, sottoccupati, precari, "mileuristas" (persone che guadagnano mille euro al mese, se non meno), ma anche chi ha un lavoro e teme di perderlo. Questi ragazzi sono chiamati "Los indignados" (gli indignati), prendendo in prestito il titolo del fortunato pamphlet "Indignatevi!" del 93nne francese Stéphane Hessel. Ma il loro vero nome è "Movimiento 15-M", dal 15 maggio, il giorno in cui è nata la protesta.
L'ispirazione viene dalla rete, dalla piattaforma Democracia Real Ya e da iniziative promosse e diffuse attraverso i social network. C'è qualche somiglianza con la primavera araba (con tutte le differenze che corrono tra un interlocutore istituzionale democratico e uno dispotico), con il maggio francese e con le proteste di piazza sviluppatesi nei mesi scorsi nell'Islanda del crack finanziario, in Grecia (in ginocchio per il debito) e in Portogallo. Ma ci sono analogie anche con il "popolo viola" nato dal blog di Beppe Grillo e sviluppato nella rete. Solo che il movimento spagnolo non ha un ideologo-guru-leader e ha un più forte connotato sociale, perché la crisi economica iberica ha come grave corollario un tasso di disoccupazione del 21% (che sale, tra i giovani, a uno sconfortante 45%).
Cosa vogliono?
Si dichiarano apartitici. Vogliono una riforma del sistema elettorale (ora in Spagna c'è una sorta di proporzionale a base provinciale, con listini chiusi dei vari partiti: un sistema che premia PSOE, PP e i movimenti politici regionalisti provvisti di forte radicamento locale; e penalizza invece i partiti minori di ambito nazionale). Rifiutano quindi il monopolio della politica da parte dei due partiti maggiori (il Partido socialista obrero espanol e il Partido popular). Ovvero sono contro l'oligarchia del bipartitismo e per una democrazia partecipata. Vogliono l'abolizione di leggi ingiuste, l'esclusione degli indagati dalle liste elettorali (ce ne sono molti sia a destra che a sinistra), la lotta alla corruzione e il divieto di finanziamento ai partiti. Accanto a ciò, dalla piazza, si alzano richieste di carattere sociale ed economico, sostenendo fermamente quelli che chiamano i diritti di base: casa, lavoro, cultura, sanità e istruzione.
Monday, June 20, 2011
Te echo de menos Santander
L’atterraggio è morbido, il tempo un po’ meno. Anzi, c’è proprio brutto: vento, freddo e cielo coperto. Prendiamo un taxi e arriviamo all’Hostal Liebana in calle Nicolas Salmeron 9. Da fuori fa cagare, è un asco; dentro va già meglio, abbiamo il nostro bagno ed è anche pulito. Camera vip la nostra: io, Ale e il Mappa. Il Twin rimane escluso. Mi dispiace, però è la dura legge delle camere. Ma forse è stata la sua salvezza. Ci docciamo e ci vestiamo: siamo pronti per la serata. Ale e il Mappa, neanche a farlo apposta, sfoggiano un maglioncino verde pistacchio, l’unico che entrambi hanno messo in valigia. Sono insieme a los hermanos pistachos, o più semplicemente Los Pistachos. Proprio di fianco alla porta dell’ostello c’è un pub anzi una cerveteria: la Cerveteria Urogallo. Entriamo, faccio lo splendido con quel poco di spagnolo che mastico:
- holà, seis cañas pequeñas porfa
Dall’altra parte del bancone c’è un vecchio sdentato ma simpatico. Facciamo due giri poi ci muoviamo a piedi verso il centro. Attraversiamo Plaza Velarde, con i cartelli e gli striscioni de los indignados, non è una brutta città, anche se è piccola. Avanziamo per il centro: altro bar altra San Miguel e via. Arrivimo davanti a un altro pub, ci sono il Cava e gli altri, così ci fermiamo. Sta spiovigginando. Entro, vedo il Twin con la Tizzi, sta sorseggiando un tinto de verano, una specie di spritz spagnolo a base di vino rosso.
- ohi Twin, com’è?
Con l’aplomb da signore che lo contraddistingue mi dà il suo giudizio:
- Rinfrescante…
- Perdona – faccio alla barista – un tinto de verano porfa!
Era solo l’aperitivo. Andiamo a cena al Rampalay, pesce, carne, verdure vino tinto y cerveza. Luego ci spostiamo in Plaza de Cañadio, ci sono un paio di locali su un lato della piazza: il bar Canela e il Ventilador. C’è del giro, non solo giovani, qua la sera escono proprio tutti. Piove fitto adesso, così ci ripariamo sotto la tenda del Canela, dentro si sentono i Dire Straits. Conosciamo Silvia e Saida, due ragazze di Verona. Coca e rum più birra. Ha smesso di piovere, ci spostiamo in calle Lopez Doriga, siamo dentro a El Divino, una specie di discoteca a ingresso gratuito. Beviamo ancora, adesso ho perso il conto di quanto ho bevuto ma ho un cappello nuovo, sono comunque contento. Rimaniamo lì un po’, ci sono delle ragazze spagnole ma non ce la smollano e allora ci muoviamo ancora. Sono le quattro passate, andiamo al Rokanbolè in calle Hernan Cortez. Non c’è un granché qua, o perlomeno non me lo ricordo. Via di qua, ci incamminiamo. Ribecchiamo le veronesi, sono son las cinco y veinte. Siamo seduti sul marciapiede davanti al KuDéTa, sempre in centro, ma non ricordo dove. Vogliono dieci euro senza consumazione per entrare – sono pazzi – no grazie, ciao! Così bivacchiamo ancora un po’ lì, sul marciapiede. È davvero tardi, ci avviamo a piedi alle camere. Siamo rimasti solo Richi, Ale, il Mappa, le veronesi ed io. Ogni tanto ci fermiamo perché le veronesi rompono il cazzo per fare delle foto. Ne approfitto per pisciare in un’aiuola che puzza già di piscio. Inizia ad esserci luce, il lungomare e le altre strade sono vuote: solo il vento le percorreva.
Ci svegliamo a mezzogiorno, c’è ancora il cielo coperto. Ci uniamo alla camerata del Giga più la Tizzi, anche perché sono gli unici rimasti. Andiamo a far colazione in un bar vicino al Liebana. Facciamo un giretto, becchiamo gli altri, belle facce anche loro! Pranziamo con dei pinchos sul lungomare. Esce il sole, e fa caldo ma c’è comunque un gran vento, la felpa fa comodo. Prendiamo dei taxi e andiamo al parco della peninsula de la Magdalena. Ci sono gli animali: i pinguini, le otarie e i leoni marini che piacciono tanto a Richi (ed è pure bravo a imitarne il verso e le fattezze). In cima al promontorio c’è un castello: la Residencia Real. S'è fatta proprio una bella giornata. Dopo non so quanti click e cheese torniamo in albergo, sempre in taxi. Finalmente cago. Scopro di essere rossissimo in faccia. Ale fa il bagno. Il Mappa (che ha il coppino più viola mai visto in vita mia) non fa altro che prendere su delle parole deliziandoci con le sue perle di idiozia.
Parte la serata. Per la prima volta ci troviamo tutti e 21 sotto l’hostal. Andiamo a prendere l’aperitivo al mercato coperto: una caña. Cena a Los Arcos, proprio lì di fronte. La cena non è stata molto abbondante – per usare un eufemismo – così qualcuno va a mangiare qualcos’altro da qualche altra parte. Plaza de Cañadio. Prima caña al Canela a cui segue subito una seconda. Un coca e rum. Il Patto, il Gaibo e il Cava regalano risate. È il compleanno del Nibbio, proviamo a sbronzarlo, ma è una sfida già persa. Il Cava mi manda a impezzare tre spagnole, sono tre infermiere che lavorano all'hospital. Arriva il Mappa mentre parlo con una di loro in uno spagnolo fluido, scivola fuori meglio lubrificato dall’alcol. Prendiamo per il culo il Mappa che ride e non capisce. Intanto arriva il Cava: si vanta di essere l’allenatore della promoción. Per fortuna una di loro sa l'italiano perché era stata a Venezia. Salutiamo le ragazze perché mañana trabajan. Cava mi fa notare una cosa: qua le ragazze sono più sorridenti che in Italia, ed è proprio vero. Sarà mezzanotte. Siamo più che sbronzi, ci sta, mañana volvemos. Allora altro coca e rum. Al Canela hanno la bella abitudine di dare i lecca lecca con i cocktails. Io e Richi ci striniamo i peli delle braccia e ce li annusiamo, incominciamo a essere molesti. Impezziamo altre ragazze spagnole, una mi fa i complimenti per il mio spagnolo. Non immaginate la soddisfazione. Ancora coca e rum. Ci muoviamo verso il Malaprima con Cava e l’Amicodicava. Ci sono anche le spagnole appena impezzate. Il Cava offre un giro di tequila, non ho nemmeno la pazienza di aspettare il piattino con sale e limone. Altro giro altra tequila, ma stavolta sale e limone. Andiamo via. Siamo in un altro posto, becchiamo Richi e gli altri ma non c'è un cane… Questo posto è il Pacha, mi dicono. In realtà è il KuDéTa, dove non siamo entrati ieri. Si riempie verso le quattro. In effetti la gente inizia ad arrivare. Sono pieno e molesto e nessuno mi ha ancora messo le mani addosso. Che culo! Secondo me sono molesti anche gli altri. Siamo tutti molesti e decidiamo: “finché c'è musica stiamo”. Chiedo un agua perché non ne posso più:
- cuatro con cinquenta
- diocan, siete de bei ladri!
Pago ed esco incazzatissimo. Lì fuori ci sono il Ghez, la Tizzi, il Patto e il Giga che parla in inglese con uno spagnolo. Rompo un bicchiere sul marciapiede e mando a fanculo il Ghez, che mi prende a fiocchi. Mi incazzo ancora di più. Torno a casa con tutti loro più le veronesi, si sono di nuovo aggiunte. È tardi. Il Ghez mi mena di brutto perché sono pieno, e perché è pieno anche lui. La Tizzi e il Giga mi raccolgono da terra, il Patto mi fa la ramanzina e mi tranquillizzo. Arriviamo al Liebana, aspetto l’arrivo dei miei compagni di stanza – che avevano preso altri lidi –, così tra una cazzata e l’altra andiamo a letto.
La Guappa ci sveglia alle undici e trenta, dobbiamo liberare la stanza per mezzogiorno. Ho il cell scarico, non si accende nemmeno, lo metto in carica una mezz’oretta. Faccio la valigia, infilo il costume e una maglietta, prendo il telo e sono pronto. Lasciamo le valige all’hostal e andiamo verso la spiaggia. Facciamo colazione con un perrito caliente. Al primo morso mi macchio con la senape, poco male. Compriamo la crema, ché oggi c’è un bel sole. Fermiamo un paio di taxi e arriviamo alla playa el Sardinero Dos.
Il Giga e la Tizzi comprano la palla in un baracchino: è calcetto sulla spiaggia. La cronaca mi vede protagonista. Pronti via siamo sotto, fortunoso vantaggio di Ale, oltremodo premiato da una carambola col Gian. Soffro l’avvio e sciupo un assist d’oro del Patto. Dall’altra parte Richi sbaglia clamorosamente un’occasione dopo l’altra. Il Nibbio tenta una staffilata che si spegne poco a lato ma che scuote la squadra. Guadagnamo campo. Poco dopo Patto dalle retrovie mi serve, salto l’uomo appoggio per il Nibbio che inventa il destro vincente. È uno a uno. Non si può più sbagliare, one shot one kill, chi fa questo vince. Il Gian è una diga dietro, il Patto apre per il Nibbio, ottima la verticalizzazione per me che segno con un destro preciso. Sfuggo dall’abbraccio dei compagni per prendere il meritato abbraccio blu dell’oceano.
Passiamo il resto della giornata a giocare in spiaggia o con le onde o a prendere il sole e a dir stronzate. Torniamo in autobus in centro e poi a piedi a prendere le valige al Liebana. Mangiamo qualcosa al bar davanti l’hostal finché non arrivano i taxi che ci portano all'aeropuerto. Non ne ho più ma mi gioco l’ultima stronzata:
- ehi Patto, nonostante la svarzella di ieri ho tenuto bene…
- ma va’ là, che sembri mangiato e cagato!
Te echo de menos Santader!
